domenica 16 gennaio 2011

L'importanza di chiamarsi...

Siamo nel 21° secolo. Molte delle culture si sono mischiate e ne sono nate altre altrettanto belle e affascinati. Allora mi domando: “ma perché ad una creaturina bisogna dare un tale supplizio?”
E con tale supplizio mi riferisco ai nomi strambi.
Al giorno d'oggi non vanno più di moda i nomi semplici, quelli caratteristici perché sono triti e ritriti allora chiami tuo figlio con un nome del tipo Kal-El.
Si si proprio Kal-El come Superman, l'uomo che metteva le mutande sopra i pantaloni, si proprio lui. C'è la conferma qui
Che poi dico, cerchi un nome particolare? Non mettere il nome di un alieno cavolo!
Tra l'altro i nomi di oggi hanno anche una storia mediatica dietro che potrebbe influenzarci. Non ti stupire se, quando vai a cena da amici, loro tengono d'occhio il bambino con la paura che distrugga la casa solo perché si chiama Kevin. Ma non si potrebbe tornare ai nomi un po' più normali? Sono tanto belli all'udito...
Ok il cognome non si può scegliere ( e io ne sono una prova vivente purtroppo), ma perché appesantire la schiena dei pargoli scegliendo nomi assurdi? Che tra l'altro a quanto dicono fa anche male.
Tanto per raccontarne una conosco due fratelli, un ragazzo e una ragazza, che hanno lo stesso nome e mi sono sempre domandato ma i genitori avevano fumato la sera prima? No perché non credo sia tanto normale ecco. La scelta del nome è una scelta importante nella vita del loro figlio, è la prima scelta! Bisognerà pur partire bene no?

martedì 11 gennaio 2011

Bambini ormai non lo si nasce più.

Spesso mi ritrovo a riflettere sull'infanzia e non sulla mia, ma sul concetto che ho di essa. Quando finisce? E perché soprattutto?
L'infanzia dicono sia il periodo che più di tutti forma il carattere della persona e mi stupirei se non fosse altrimenti. Però oggi l'infanzia stenta a sopravvivere.
Adesso ad 8 anni sei già un ragazzino, quando prima lo diventavi a 12-13 anni e conservavi quella purezza che dovrebbe spettare a tutti. Non si inventano più storie oggi, tuttalpiù te le propinano i videogames. Perché sforzare la fantasia quando puoi avere una fantastica avventura tutta pronta nelle tue mani? Prima ai bambini si compravano le costruzioni per stimolare l'intelletto, adesso io ai bambini regalerei giocattoli, ma giocattoli veri! Soldatini, animali di stoffa, bambole e pupazzi di tutti i tipi. “Tieni figlio mio, adesso vai! Creati la tua storia, fai vivere quei personaggi, inventa paesaggi e culture solo così potrai ampliare i tuoi orizzonti”. Questo direi a mio figlio.
La perdita dell'infanzia è un qualcosa che non possiamo permetterci, la spensieratezza deve rimanere nell'animo dei nostri bambini per evitare che diventino adulti troppo presto e con troppo stress.
Inutile dire che prima o poi quel lato che non è stato sfamato pretenderà la sua parte ed ormai sarà troppo tardi, così ci ritroveremo adulti papponi incapaci di prendere decisioni.
Credo fermamente che i nostri bambini abbiano troppe distrazioni malsane (tv, computer, videogames, ecc...) e ogni volta mi rattristo vedendo qualche bambino che non ha mai inventato una storia nei suoi giochi.

lunedì 10 gennaio 2011

Non saper cosa dire.

Adesso che ho per sommi capi finito la parte grafica del blog non riesco proprio a trovare qualcosa da dire, il che è normale e legittimo in questo periodo oserei dire. Forse diciamo troppo a volte, e credo di potermi permettere di elidere il forse dalla frase precedente.
Il fatto che possiamo parlare di qualsiasi cosa ci è stato tramandato da qualcuno? No perché mi piacerebbe tanto conoscerlo il Tizio per dirgli due cosette. Diciamo troppo su troppe cose e spesso i nostri commenti non sono del tutto pertinenti o non lo sono per niente.
Vi propongo un episodio che (ahimè!) si ripete molto frequentemente. Quante volte abbiamo visto la mano del giornalista sorreggere il microfono come se fosse la fiaccola olimpica e chiedere, ad un viso distrutto dal dolore, l'unica domanda proibita: "Come si sente?" Cosa da farci sfoderare le scimitarre e cominciare una battaglia all'ultimo sangue (ed evito di commentare la faccia di cera che assume una certa “presentatrice” di Canale 5 di fronte alle tragedie più strazianti).
Ma la colpa non è nostra, la colpa è di coloro che ci plasmano. Ci stiamo abituando a troppa violenza e volgarità perdendo quel briciolo di pudore e umanità che ci dovrebbe tenere uniti.

Al principio vi fu questo...


Non sono mai uscito dall'Italia, devo dirlo, e conosco il quartiere francese solo tramite le descrizioni di Pennac, ed è proprio uno dei suoi personaggi principali, Benjamin Malaussène, che mi è entrato nel cuore. Perché alla fine vuoi o non vuoi, ti affezioni pure a qualcuno o a qualcosa che esiste in un mondo completamente astratto, ma che tu lo senti reale.
Si crea un legame veramente strano tra la nostra persona e quel qualcos'altro che può essere il personaggio di un libro, come in questo caso, il soggetto di una canzone, il protagonista di un film eccetera, eccetera...Quindi vorrei ricreare qui la mia Belleville, piena di tutto me stesso.